Coworking e FabLab sono opportunità da cogliere, ora!

Ecco il testo dell’intervento che ho fatto durante il Consiglio Comunale del 22 luglio 2014 in cui presentavo la linea programmatica dell’Amministrazione Comunale su Sviluppo e Innovazione:

Viviamo un presente ricco di opportunità straordinarie, ma anche di forti tensioni.

Nella nostra società molti macroscenari di innovazione non sono ancora chiari, ma tutti riconosciamo loro un potenziale enorme che è nostro dovere cogliere e sfruttare.

Come scrive il giornalista Massimo Russo, viviamo il tempo di una rivoluzione dolce che sotto gli occhi di tutti, stando ad un recente studio dell’Università di Oxford, sostituirà nei prossimi vent’anni (venti!) il 47% delle occupazioni attuali.
Spetta a noi quindi decidere da che parte vogliamo stare: difendere a oltranza il passato o vivere il presente, coglierne le opportunità e i rischi per costruire un ecosistema moderno ed una città pronta al futuro.

Dobbiamo e vogliamo creare un nuovo humus in cui giovani e non possano far esplodere il loro potenziale liberamente, senza paradigmi o stereotipi.

Noi italiani sappiamo bene come la creatività sia un concetto trasversale che abbraccia tutta la nostra vita, che ci dà lavoro, contatti, idee, arti, mestieri, delusioni e soddisfazioni ed è quindi prioritario concentrarsi per permettere e incentivare questo processo di innovazione.

Un processo già in corso, inarrestabile; non intercettarlo e gestirlo nel modo migliore rendendolo fruibile a tutti sarebbe disastroso perché oltre all’ineluttabile decadimento del modello economico/lavorativo attuale non avremmo neanche la rigenerazione garantita da questo nuovo modello.

Un processo di sviluppo che non abbiamo la pretesa di dirigere o controllare, sarebbe sbagliato ed arrogante. Vogliamo invece valorizzarlo ottimizzando le opportunità e liberando le possibilità di chi fa e crea, di chi inventa, sbaglia e innova.

Ecco allora che pensare ad un’Area Sviluppo e Innovazione in cui siano presenti postazioni per il Coworking, un FabLab, un Incubatore di Startup diventa l’investimento nella giusta direzione, quello che, a tendere, farà sviluppare economicamente e culturalmente la nostra città dandole quella vitalità sociale indispensabile per non perdersi nella periferia della città metropolitana, e in quella del mondo.

Ho iniziato la mia esperienza personale in questo meraviglioso mondo dell’innovazione quando startup, incubatore, coworking erano ancora termini che dovevi spiegare a molte persone; oggi sono diventati termini e concetti comuni ma forse val la pena spendere 30 secondi per capire perché questo presente è già futuro:

– un coworking non è solo un ambiente pieno di scrivanie e servizi per professionisti e freelance ma è anche e soprattutto uno spazio in cui creare rete e sinergie con altre persone, confrontarsi, aiutarsi, mettere in comune con uno straordinario fattore moltiplicatore le proprie conoscenze, scambiarsi idee e magari farne nascere di nuove.

– un FabLab non è solo un laboratorio con attrezzature all’avanguardia, banchi elettronici e attrezzi da lavoro classici ma anche e soprattutto uno spazio in cui chiunque abbia voglia di costruirsi da se qualcosa possa farlo liberamente, chiunque abbia un’idea per un prodotto possa sperimentarsi nel crearne il prototipo: fare l’inventore creando innovazione.

– una Startup Innovativa non è solo una forma societaria liquida fatta di ragazzi svegli e creativi che sanno usare le nuove tecnologie ma anche e soprattutto un’impresa fatta di persone che hanno avuto un’idea e che sviluppa prodotti e servizi nuovi che rispondono ai bisogni ed alle necessità di oggi e di domani creando ricchezza e valore, mettendo in circolo saperi e conoscenze in un robusto ciclo virtuoso.

– un Incubatore non è solo una piattaforma che aiuta le startup ha trovare finanziatori, intercettare bandi, finanziamenti, capitali, opportunità esterne, le aiuta a districarsi nei meandri della burocrazia e mette loro a disposizione servizi e infrastrutture altrimenti costosi e proibitivi, ma anche e soprattutto un sistema che accelera e libera l’imprenditore grazie ad un efficiente network di persone preparate che sono agganciate quotidianamente al mondo dell’innovazione.

Ecco noi pensiamo ad uno spazio con queste opportunità! Ad uno spazio snello e funzionale che sia legato a doppio filo ai centri culturali ed economici della nostra città e non solo, che interagisca con le aziende per capirne le necessità e convertirle in richieste per chi ha un’idea, che dialoghi con le scuole di tutti i livelli per far permeare da subito nel tessuto culturale delle prossime generazioni questo sistema di opportunità e da loro ne tragga spunti e dinamiche, uno spazio che stringa accordi e convenzioni con le banche per il microcredito, che si occupi della soffocante burocrazia, che faccia formazione e informazione sulle nuove tecnologie, sulle nuove tematiche dell’innovazione, sulle numerose opportunità da cogliere.

Di queste cose ne nascono decine nel mondo e in Italia, perché sono il futuro.

Non sono progetti faraonici, bensì economicamente sostenibili e con un elevato ritorno dell’investimento che abbiamo la possibilità di realizzare per primi, nella nostra città.

Oggi da consigliere comunale al servizio della città, desidero partecipare a questa rivoluzione ponendo l’accento sull’opportunità che questa può dare alla nostra città e ai suoi giovani semplicemente non restando indietro, non considerando tutto ciò come un di più o una cosa meno importante di altre bensì considerandola come una strada efficiente per risolvere problemi e migliorare il nostro tessuto sociale.

Ci interessano poco le critiche sterili e il benaltrismo, quel che conta è quel che facciamo: progetti, scelte, azioni, tutto quello che migliora noi e chi ci sta intorno, e noi sentiamo il dovere e la responsabilità di pensare a Paderno Dugnano come ad un polo attrattivo dell’innovazione e delle opportunità.

Grazie.

Organizzare un evento a Paderno Dugnano

Arriva l’estate, tanti ragazzi (e non solo) vogliono organizzare un sacco di cose. Ecco un aiuto 😉

Questo documento l’ho scritto qualche anno fa in relazione ad un evento organizzato. Era un modo per ricordarmi i 1000 passaggi burocratici che il Comune richiede e per scherzare con gli impiegati comunali.

Credo che tutt’ora sia così e credo che sia molto imbarazzante, a parte qualche sorriso. Spero che qualcuno mi corregga semplificando questo iter oppure che nasca finalmente quello Sportello Unico per il Tempo Libero che tante volte ho proposto…

PRONTUARIO PER ORGANIZZAZIONE UN EVENTO SEMPLICE PATROCINATO

1. Tilane –> Ufficio cultura, sport, tempo libero e autorizzazioni (primo piano Area Servizi):

Ritirare il modulo Richiesta di Autorizzazione ed il modulo Richiesta di Patrocinio

2. Due giorni dopo – Municipio, piano terra dalla parte opposta all’ingresso –> Centro Stampa:

Richiedere la stampa di 4 copie in scala 1:1000 della planimetria dell’area in cui si svolgerà l’evento (sulle quali tracciare in modo chiaro le aree di occupazione e la descrizione degli spazi occupati) ritirare il documento per effettuare il pagamento di circa 6,00 euro

3. Comune, secondo piano in fondo –> Ufficio Economato

Presentare il documento del Centro Stampa ed effettuare il pagamento

4. Comune, piano terra dalla parte opposta all’ingresso –> Centro Stampa

Presentare la ricevuta di pagamento e ritirare le stampe, richieste prima

5. In caso l’evento preveda una zona ristoro con distribuzione di alimenti e bevande confezionati Comune, primo piano, in fondo al corridoio a destra –> Ufficio Commercio:

Ritirare modulo DIAP per inizio attività temporanea di distribuzione di alimenti e bevande.

6. Tabaccaio:

Comprare 2 marche da bollo da 14,62 euro

7. Assicurazione – compagnia assicurativa qualsiasi

Chiedere copertura assicurativa RCT e RCO con massimale fino a 500.000,00 euro con lettera in carta intestata e copia del documento di identità del legale rappresentante (dalle 300,00 alle 500,00 euro).

Dopo 3 giorni: presso l’assicurazione, ritirare la polizza e farne una fotocopia.

8. in caso l’evento preveda musica: SIAE – Sesto San Giovanni via Marelli (zona Poste/Stazione) – aperta il mattino dalle 8,30 alle 12,00.

Inviare via e-mail a sestosangiovanni.milano@siae.it il modulo di Richiesta permesso per spettacoli, copia del documento di identità del legale rappresentante, eventuale modulo di delega per il ritiro e il pagamento dell’autorizzazione da parte di soggetto non legale rappresentante dell’ente organizzatore e copia del documento di identità del delegato.

Dopo 2 giorni, previa conferma telefonica dell’ufficio SIAE, il delegato può recarsi a consegnare i sopracitati moduli firmati dal legale rappresentante, ritirare l’autorizzazione, effettuare il pagamento (solo contanti o carte) della cauzione (euro 50,00) e dell’acconto (calcolato dall’ufficio SIAE sulla base dei dati inseriti nel modulo di richiesta – ingresso libero con affluenza prevista fino a 300 persone, circa 300,00 euro – ingresso con offerta, il 10% del ricavato, minimo 180 euro)

Fotocopiare l’autorizzazione e il versamento.

9. Carabinieri – Tenenza di via Toscanini (Calderara)

Il Legale Rappresentante deve presentare la comunicazione di manifestazione e il proprio documento di identità. Ritirare la copia timbrata e firmata rilasciata dalla Tenenza.

10. Tilane –> Ufficio cultura, sport, tempo libero e autorizzazioni (primo piano Area Servizi)

Consegnare modulo “Richiesta di autorizzazione” debitamente compilata e firmata, allegati e fotocopie dei documenti vari come indicato sul modulo stesso, una marca da bollo.

11. Attendere di ricevere a mezzo posta la comunicazione di “Avvio di procedimento”,

12. Ricevuto l’Avvio di procedimento – Comune, secondo piano in fondo –> Ufficio Economato

Presentarsi con la lettera di Avvio di procedimento e pagare la cifra indicata per diritti di segreteria (circa 15,00 euro).

13. Comune, secondo piano in fondo –> Ufficio Tributi (di fianco all’ufficio economato)

Effettuare il pagamento TOSAP e TARSUG come indicato nell’Avvio di procedimento o ritirare l’esenzione.

14. Tilane –> Ufficio cultura, sport, tempo libero e autorizzazioni (primo piano Area Servizi)

Consegnare ricevuta del versamento dei diritti di segreteria, ricevuta del versamento tasse, una marca da bollo. Ritirare l’Autorizzazione per lo svolgimento della manifestazione.

15. In caso di zona ristoro con distribuzione di alimenti e bevande confezionati – Comune, primo piano, in fondo al corridoio a destra –> Ufficio Commercio

Far controllare (attenzione al numero di licenza che si trova sull’Autorizzazione).

16. Ufficio Postale o Banca (home banking)

Versamento dei diritti ASL per la distribuzione di alimenti e bevande (circa 34,00 euro)

17. Comune, a sinistra dell’ingresso –> Ufficio protocollo

Consegnare il plico e far protocollare: modulo DIAP debitamente compilato e firmato, copia documento di identità del Legale Rappresentante, copia dell’Autorizzazione, copia del programma della manifestazione, ricevuta del versamento.

18. SVOLGERE LA MANIFESTAZIONE!

19. Tilane –> Ufficio cultura, sport, tempo libero e autorizzazioni (primo piano Area Servizi)

Riconsegnare l’Autorizzazione per lo svolgimento dell’evento.

20. in caso l’evento preveda musica: SIAE – Sesto San Giovanni via Marelli (zona Poste/Stazione)

Consegnare i borderaux debitamente compilati e firmati ritirati in occasione del ritiro del Permesso, copia della lettera di concessione del Patrocinio. Ritirare la cauzione di 50,00 euro precedentemente versata.

21. Apprezzare la frase “ringraziamo tutti quelli che ci hanno aiutato nell’organizzazione”.

 

P.S.: ATTENZIONE AGLI ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO DEGLI UFFICI COMUNALI!!!!!!!

La fortuna di Cicerone

“quo usque tandem abutere catilina patientia nostra” (per quanto tempo ancora, Catilina, abuserai della nostra pazienza?), ha iniziato così Cicerone l’Invettiva contro il politico Catilina. Beato lui, che ne aveva solo uno contro cui inveire.

Noi dovremmo dire quo usque tandem abutere politica patientia nostra… Si perché qui parliamo proprio di pazienza che stiamo perdendo nei confronti di questa politica squallida.

Mesi di terribile emergenza sociale, economica e culturale vengono sotterrati da prime pagine che parlano di case a montecarlo (ma ‘sti cazzi? Per usare un latinismo moderno tipico della capitale), iperventilazioni di bossi e della lega su questioni che farebbero impallidire un pasdaran e che hanno un respiro di portata villaggesca, un “parlamercato” che raggiunge la sua massima, tragica, ironia in un trafiletto che da qualche giorno compare sul Corriere in cui c’è l’aggiornamento degli spostamenti di sconosciuti parlamentari tra i vari partiti, gruppi, movimenti, correnti, maggioranze, opposizioni; almeno sulla Gazzetta c’è anche il prezzo e si può chiacchierare di qualcosa. L’ultima in ordine di tempo sfida la comicità: un improbabile ministro della giustizia di un altrettanto improbabile stato (le maiuscole sono volutamente omesse) sconosciuto anche ai suoi limitrofi che dice l’autorevole sua su una questione che provoca orgasmi a Feltri ma che, realmente, non interessa a nessuno. Mah!

Se mi giro dall’altra parte, sparo sulla croce rossa. A sinistra, non perché spetti ideologicamente a loro ma per puro rispetto degli italiani, della democrazia e della politica visto che sono l’opposizione, dovrebbero mettere sul tavolo proposte di riforme che la maggioranza non sta facendo, innescare dibattiti culturali per svegliare gli italiani senzienti atrofizzati intorno a qualche atavico e certamente anacronistico dilemma, proporsi come alternativa politica più pragmatica e meno siderale dalla nazione… dimostrarsi politici insomma; invece sono li a contarsi i voticini delle primarie e a litigare per il posto di… segretario. Il punto più alto è il segretario… anche nella terminologia il centrosinistra non è ambizioso! Mah!

C’è il pianeta che parla di crisi economica, rapporti economico/politici con cina, russia, india, sudamerica, finanza creativa da contenere, sicurezza nucleare, risorse primarie da ripensare, crisi industriale, fisco opprimente, scuola a tutti i livelli disastrosa, infrastrutture pietose, mafia, corruzione, energia; il 28% (ventotto! Uno su 4!) dei giovani italiani è disoccupato, tra pochi mesi scadono un sacco di obbligazioni estere e le agenzie di rating (altre simpaticone…) sono li li per declassare il rank sul nostro debito pubblico, chiudono aziende, industrie, negozi e professionisti, non abbiamo un ministero dello sviluppo economico (!), merito e concorrenza sono concetti che si sentono solo in qualche convegno… e tra i 5 punti che berlusconi illustrerà tra qualche giorno al parlamento e che ritiene cardinali per il proseguimento della legislatura ha più senso parlare della durata ragionevole di un processo piuttosto che di una a caso delle cose sopra elencate. L’opposizione, interna alla maggioranza ed esterna, avrebbe dovuto chiedere di aggiungerne semmai qualcun altro, magari qualcosa di più vicino e importante per i cittadini ma hanno preferito tutti quanti star li ad aspettare. Mah!

C’é un tizio in parlamento (uno?) indagato per concussione con la camorra (non per un divieto di sosta!!!!! Camorra, quella che estorce, ammazza, ricatta, etc.), cristalline intercettazioni che lo condannerebbero ad anni di carcere o almeno a tornarsene a casa e il parlamento vota compatto per non far usare dai magistrati quelle intercettazioni, storia già vista, tra l’altro, tempo fa in occasione dei politici di sinistra in combutta con i furbetti del quartierino. Mah!

Potrei andare avanti ancora molto ma… per oggi BASTA.

Le cose si possono sistemare; le soluzioni ci sono, non farò qui l’elenco perché sono davvero tante. Basta leggere bene il tessuto sociale e si vede chiaramente che emergono soluzioni e proposte realmente efficaci, valide e realizzabili.

Basta non scartarle solo perché le fa un avversario oppure perché farebbero un torto a qualcuno, oppure perché farebbero perdere consensi. Basta volerlo fare davvero. Basta smettere di crogiolarsi nel limbo della sopravvivenza e decidere di dare un calcio a quei tromboni che bloccano il futuro. Basta fidarsi degli italiani che storicamente sono sempre stati i migliori.

Basta iniziare a rieducare gli italiani ad apprezzare il bene comune a scapito di qualche piccolo privilegio personale. Non imporglielo, ma farglielo apprezzare.

E basta con la storia del “iniziamo dai giovani che sono il nostro futuro” salvo poi affiancarci dei “tutor” e degli “esempi” che ben poco hanno da insegnarci. Che si inizi dalla generazione attualmente al potere. Noi siamo già pronti e ci mettiamo poco ad imparare, voi?
Capisco che sia comodo definirsi “irrecuperabili” e scampare così i banchi di scuola ma… iniziate voi.

Perché noi non abbiamo ancora privilegi e potere da cui staccarci, noi non abbiamo ancora profitto e vantaggi da situazioni di stallo e conservazione, noi non abbiamo paura del futuro, che sarà nostro, ma del presente, che é vostro; noi non possiamo fare le riforme che realmente ci consegnerebbero un futuro migliore perché in parlamento ci siete voi. Sbrigatevi quindi! Eliminate tutte le scuse che avremmo per ridurci come voi!

E così succederebbe che il riformatore vero, quello rieducato al bene comune, quello che cambiasse davvero le cose, perderebbe le successive elezioni in cui prevalgono i voti dei suoi coetanei sfortunati, ma certamente sarebbe simbolo per tutte le successive elezioni (e generazioni). Alcide De Gasperi in proposito ha detto una grande verità: “un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione”, altro che sondaggi…

Cito anche Norberto Bobbio che ha detto: “la democrazia ha bisogno di cittadini attivi. Non sa che farsene di cittadini passivi, apatici, indifferenti”. Penso che non ce l’avesse con le persone che non si impegnano in politica; ma con i politici attuali che sono passivi, apatici e indifferenti al nostro futuro.

La gente é stufa della politica, che é invece una bella arte di governare i popoli e le nazioni. I giovani addirittura non sono stanchi della politica, ne sono indifferenti, disincantati e disillusi. Siamo distanti anni luce da quello che succedeva anni fa quando i giovani dicevano la loro, partecipavano, cambiavano, miglioravano. Non perché allora c’erano giovani più volenterosi, ma perché sapevano, sapevate, che era possibile: ci credevate.

Noi oggi non siamo diversi, anche noi vorremmo dire la nostra, partecipare, cambiare e migliorare. Solo che ci avete tolto la facilità di crederci. Ce l’avete reso più difficile, qualcuno purtroppo pensa addirittura che sia impossibile.

Non siamo apatici, ignavi, accondiscendenti, superficiali, sopravviventi, rassegnati e leggeri come vi piace credere per alleggerire le vostre colpe. Siamo molto meglio di voi, perché nonostante quello che ci avete lasciato e ci lasciate ogni giorno, riusciamo lo stesso a sopravvivere, vivere e stare bene.

Purtroppo il rischio per molti è che ci si accontenti, proprio perché siamo più bravi di voi e riusciamo a star bene ugualmente, molti si sono adagiati su questo star bene; il che sommato alla convinzione di non poter far niente gli fa automaticamente credere che la situazione sia tutto sommato soddisfacente. Un brutto circolo vizioso dal quale però si può uscire.

I giovani non sono una categoria sociale qualificabile, non sono semplicemente un ammasso di persone con un dato anagrafico in comune; i giovani sono milioni di persone che hanno semplicemente… un giorno meno di te che leggi e non ti consideri più tale. Un ammasso straordinariamente eterogeneo e non classificabile di laureati, studenti, operai, manager, drogati, dottori, commessi, nullafacenti, consulenti, sportivi, ubriachi, studiosi, scrittori, discotecari, imprenditori, artigiani, disoccupati, professionisti, punk, scopatori, etc., etc., etc.

E tutti, nessuno escluso, spera che il domani sia migliore dell’oggi. E ce la faremo! In barba alle vostre beghette da condominio, ce la faremo a lasciare ai nostri figli un’Italia migliore di quella che ci avete lasciato voi.

Concludo con una citazione di Aldo Moro pescata dal post precedente a questo: “i giovani chiedono un vero ordine nuovo, una vita sociale che non soffochi ma offra liberi spazi, una prospettiva politica non conservatrice o meramente stabilizzatrice, la lievitazione di valori umani”.

Ci vediamo a Cosmopolis…

Ps: e tu che sei disilluso, che a queste cose hai già pensato, che hai già detto queste cose, che sei certo che queste vox clamantis non servono a nulla, non portano da nessuna parte e non cambiano nulla… Illuditi ancora!

Ps2: e tu invece che te ne sbatti di queste stronzate perché non te ne frega niente tanto stai bene lo stesso come stai ora… Sei proprio sicuro che non te ne pentirai?

“La richiesta di innovazione comporta naturalmente la richiesta di partecipazione”

Leggevo ieri le tracce dei temi proposti per la maturità e tra i documenti c’era questo estratto di Aldo Moro molto bello e a mio avviso particolarmente indicato come spunto per il progetto che stiamo portando avanti con un affiatato gruppo di giovani, un progetto di formazione politica e laboratorio di idee per i giovani. Riporto qui il testo:

«Il potere si legittima davvero e solo per il continuo contatto con la sua radice umana, e si pone come un limite invalicabile le forze sociali che contano per se stesse, il crescere dei centri di decisione, il pluralismo che esprime la molteplicità irriducibile delle libere forme di vita comunitaria.

I giovani […] conducono questo movimento e sono primi a voler fermamente un mutamento delle strutture politiche ed un rispettoso distacco; i giovani chiedono un vero ordine nuovo, una vita sociale che non soffochi ma offra liberi spazi, una prospettiva politica non conservatrice o meramente stabilizzatrice, la lievitazione di valori umani.

Una tale società non può essere creata senza l’attiva presenza, in una posizione veramente influente, di coloro per i quali il passato è passato e che sono completamente aperti verso l’avvenire.

La richiesta di innovazione comporta naturalmente la richiesta di partecipazione.

Essa è rivolta agli altri, ma anche e soprattutto a se stessi: non è solo una rivendicazione, ma anche un dovere e una assunzione di responsabilità.

L’immissione della linfa vitale dell’entusiasmo, dell’impegno, del rifiuto dell’esistente, propri dei giovani, nella società, nei partiti, nello Stato, è una necessità vitale, condizione dell’equilibrio e della pace sociale nei termini nuovi ed aperti nei quali in una fase evolutiva essi possono essere concepiti.»

Aldo MORO, Discorso all’XI Congresso Nazionale della DC, 29 giugno 1969 (da A. MORO, Scritti e discorsi, Volume Quinto: 1969-1973, a c. di G. Rossini, Roma 1988)

P.S.: i puntini nella quadra celano “e i lavoratori”. Fermo restanto che non sono nessuno e non posso certo permettermi di censurare Aldo Moro, ho voluto togliere quella parte perché ho l’impressione che a suo tempo fosse stata inserita, come dire, per cortesia politica e quieto vivere ma non mi risulta affatto funzionale e significativa all’interno del discorso. Penso più che fosse una locuzione strumentale che il leader democristiano ha voluto inserire (lui?) nel discorso per non farlo incagliare in immediate polemiche.

Lavoro: dalla persona alla risorsa

Sintesi concettuale del mio intervento dell’altra sera durante la conferenza “i giovani e il lavoro oggi”.

Ciò che i giovani fanno oggi per entrare nel mondo del lavoro è, ormai, largamente insufficiente. Spedire curriculum “universali” a 1000 aziende trovate su altrettanti siti web che promettono il lavoro della vita, dicendo che si ha una “discreta conoscenza del pacchetto Office, buone capacità di relazione e lavoro di gruppo, buona conoscenza dell’inglese (quando va bene!!)” e altre normalità del genere è evidentemente qualcosa che sfiora la perdita di tempo.

Ogni generazione ha il suo mondo. Il nostro è straordinarimaente complesso.

I nostri nonni entravano in una fabbrica, chiedevano al caporeparto se gli servivano un paio di braccia e venivano subito mandati nel reparto taldeitali dove c’era sempre e comunque bisogno di braccia.

I nostri genitori mandavano un curriculum, si presentavano ben vestiti ad un colloquio con un’azienda che aveva sempre e comunque bisogno di persone da mettere dietro le scrivanie per gestire flussi di carta e telefonate e in capo a un paio di settimane avevano la loro scrivania, piena di carte e con un telefono.

Ma oggi?

Non mi soffermo sulle eccezioni, pur presenti, tuttavia oggi non servono più le braccia, servono le mani competenti che valorizzino il dettaglio.

Non serve più saper gestire pratiche da 600 pagine, serve rispondere velocemente ad una e-mail che risolve un problema ad un cliente.

Non servono più le persone che facciano le cose normali, servono le risorse che migliorino la normalità.

Occorre quindi passare dal modello “invio 1000 curriculum e aspetto” al modello “studio due o tre aziende e propongo loro delle soluzioni, anche semplici, che migliorano la loro situazione, anche di poco”.

Interessante l’accento posto su questa questione dal Preside del Gadda che, riferendosi successivamente a questa teoria, la affrontava dal punto di vista della scuola che dovrebbe a tal fine sviluppare un modello didattico più incentrato sulle competenze piuttosto che sulle conoscenze.

Infine l’osservazione rivoltami a fine conferenza da un’illustre ospite che mi sottolineava come nel mio intervento non avessi menzionato la necessità che ci sia una volontà vera da parte del giovane d’oggi di trovare un posto di lavoro e di staccarsi dalla comodità della casa dei genitori. Osservazione corretta che, come le altre, spero dia spazio ad ampie riflessioni.

 

P.S.: il mio intervento è iniziato con “Buonasera, mi chiamo Simone Tagliabue e… da circa 2 anni ho smesso di alcoolizzarmi…”. Era necessario per stemperare un po’ l’ambiente che si stava ingessando in monologhi unilaterali…

sarà per… domani

Mentre metto il pigiama osservo il comodino: la foto di Martin Luter King sulla copertina della sua biografia e la foto di Andrea sulla copertina dell’ultimo numero di Wired. Il primo è passato alla storia per aver fatto capire al mondo che i neri, i diversi, sono uguali a tutti. Il secondo, almeno nei sottotitoli, dovrebbe passare alla storia perché ha ideato il modo di connettere tutti a internet, tutti a tutti. Mi ha incuriosito: eroi del passato che lottano per l’uguaglianza e eroi del presente che lottano per la parità. Sul mio comodino!

finis africae

Il buon Adso era spaventato dall’attraversarli nel noto labirinto monastico. Noi invece li abbiamo abbondantemente superati.

Quando si valica il confine oltre al quale si ammazzano le persone e si fanno i trucchetti da america degli 60 per occultare/minacciare/nascondere/etc.etc.etc. allora siamo proprio in un altro posto, oltre confini che qualsiasi cartiglio ti suggerisce di non superare.

Chissà che colpe aveva quel “tizio” che, per quanto la cosa mi lasci quantomeno “perplesso”, ha avuto solo la colpa di fingersi compiacente (in tutti i sensi…) con qualcuno che non è bene si conosca, ha semplicemente assecondato i desideri di un qualche pervertito noto e nostrano.

That’s Italy, altro che America!

Carnevale?

Non riesco a capire se quando quei giudici hanno detto quella castroneria facevano sul serio o vedendo tanta gente in costume per Halloween hanno pensato fosse carnevale e, quindi, di dover scherzare. Mah.

Sono offeso dall’arroganza con cui si permettono, invidiosi, di mettere il becco nelle nostre usanze e culture. Ma come si permettono?

Ha proprio ragione il Papa quando dice che siamo vittime della più grave dittatura della storia: la dittatura del relativismo.

Di questo passo dovremmo togliere anche le bandiere, discriminanti per gli stranieri; imbiancare il 75% degli affreschi raffiguranti scene sacre; bruciare i quadri degli ultimi 2000 anni; far diventare il Natale la “Festa del regalo” anzichè la festa dei Cristiani; eliminare le festività religiose e lavorare tutti i giorni; abbattere le Chiese prima che qualche sfortunato e povero ateo alla loro vista sia turbato…

Ridicoli, come un gruppo di vecchietti mascherati da giudici per il giorno di carnevale!

P.S.: si tolgano loro quelle parrucche!

Milano che vorrei

Oggi la riprova che Milano, nonostante tutto, è una gran bella città.
Riunione da un cliente in piazza San Babila, come da consuetudine quando devo spingermi così tanto nel centro di Milano prediligo i mezzi pubblici.
L’occasione mi è sempre gradita per dissertare sulla loro efficienza e sulla qualità della città in generale.
Oggi devo dire che, complice l’orario non propriamente “di punta”, ho vissuto una città di respiro internazionale: appena giunto in stazione vicino al mio ufficio ho potuto comprare i biglietti necessari a tutti gli spostamenti che dovevo fare pagandoli solo 4,80 euro.
Tutti i mezzi, puntualissimi, mi hanno portato dove volevo. Visto l’anticipo sono sceso in Duomo, uscendo dalla metro vicino al Corso Vittorio Emanuele sono rimasto, come tutte le volte, meravigliato dalla bellezza del contrasto tra guglie, punte e spigoli del Duomo e le facciate piatte a blocchi degli edifici circostanti.
Ho passeggiato lungo il corso gustando le mille etnie e, soprattutto, una squisita mostra fotografica a cielo aperto sulla zona di Madrid.
Le metro della linea rossa, moderne, pulite, con gli annunci dati in doppia lingua mi hanno lasciato piacevolmente colpito e anche il nuovo treno delle Nord, per quanto non sia così scontato poterlo prendere, mi ha silenziosamente portato a destinazione.

Molto soddisfatto quindi della mia Milano che tanti, spero sempre con fine costruttivo, spesso distruggono con critiche maligne.

C’è tanto da fare, poco inglese in giro; periferie inguardanili, scomode e non sempre pulite; giovani ghettizzati in poche, piccole zone di movida peraltro contestate; trasporti da potenziare, e tanto altro, tutto evidente e “già detto”.

Resto tuttavia soddisfatto dell’esperienza odierna sperando che anche altri la vivano così.

mondo trottolino

Dovevano sistemare il mondo che con i titoli dell’altro giorno ha iniziato a girare al contrario. In effetti molti preferiscono la normalità: “Napoli, scandalo assunzioni”, “indagati (e sono abbastanza sicuro che siano colpevoli…) i coniugi Mastella e esponenti dell’udeur”, “655 raccomandati nelle aziende regionali”, “consulenze e appalti truccati”, “rapporti con i clan”.

Dolce normalità!